• I 3 cocktail a base di Prosecco più famosi al mondo

    I 3 cocktail base di Prosecco più famosi al mondo

    Chi ha sempre degustato il Prosecco nella sua versione classica, forse non sa che per le sue caratteristiche così particolari, questa eccellenza italiana si sposa benissimo anche con altri ingredienti, sia alcolici che non, e che il suo utilizzo può dar vita a delle vere e proprie opere d’arte della cocktaileria, capaci di stupire anche i puristi più accaniti.
    Di seguito la descrizione passo passo delle ricette dei tre cocktail più consumati in Italia e più famose al mondo a base di Prosecco. Per realizzarle vi basterà recuperare gli ingredienti, seguire i passaggi ed in pochi minuti i cocktail saranno pronti per essere gustati; scopriamoli insieme!

    Cocktail con il Prosecco

    1° – Cosmopolitan

    Un grande classico americano dai contrasti dolci e secchi, che si sposano in maniera equilibrata grazie ad un mix perfetto. Inventato nel 1987 con l’intento di soddisfare il palato femminile, l’idea fu del celebre barman Cheryl Cook. Negli ultimi anni, è nata una versione del Cosmopolitan a base di Prosecco, che da subito ha registrato un grandissimo successo e che vi proponiamo.
    Ingredienti:
    • 60 ml di Prosecco;
    • 20 ml di Cointreau;
    • 15 ml di succo di limone fresco;
    • 15 ml di succo di mirtillo rosso;
    • 45 ml di Vodka;
    • tre mirtilli rossi;
    • ghiaccio q.b.
    Procedimento:
    • procurarsi una coppa o un flute ben raffreddato ed uno shaker da cocktail;
    • inserire nello shaker il ghiaccio, il Cointreau e la vodka;
    • aggiungere il succo di limone ed il succo di mirtillo rosso;
    • agitare lo lo shaker fino a che i prodotti al suo interno non saranno ben mescolati e raffreddati;
    • filtrare e versare il contenuto nel bicchiere raffreddato;
    • completare il composto con il Prosecco riempiendo la coppa fino all’orlo;
    • guarnire con mirtilli rossi freschi.

    2° – Hugo

    Il cocktail fresco e leggero allo sciroppo di sambuco che ha conquistato il mondo! Si tratta infatti di una ricetta inventata attorno al 2000 in Trentino Alto Adige da un barman di Bolzano, ora proposta e consumata nei migliori locali di decine e decine di paesi stranieri. Conosciuto anche come Hugo Spritz o Spritz bianco è nato infatti come una versione rivisitata del celebre cocktail da aperitivo.
    Ingredienti:
    • 150 ml di Prosecco
    • 20 ml di sciroppo di melissa o fiori di sambuco
    • soda o seltz q.b.
    • alcune foglie di menta
    • 1 fetta di lime o limone
    • ghiaccio q.b.

    Procedimento:

    • procurarsi un calice ben raffreddato ed riempirlo subito di ghiaccio fino a metà;
    • versare lo sciroppo di melissa (in alternativa quello di sambuco);
    • versare il prosecco;
    • riempire il bicchiere con altro ghiaccio inserendolo delicatamente (l’ideale sarebbe farlo con una pinza);
    • allungare il tutto con soda (o seltz) fino a riempire il calice;
    • mescolare delicatamente;
    • terminare decorando il cocktail con una fettina di limone (o lime) e qualche fogliolina di menta.

    hugo prosecco

    3° – Negroni sbagliato

    Bisogna tornare indietro a metà del secolo scorso per trovare le origini di questo cocktail! Ormai un must dei migliori locali italiani, amato da tutti i fedelissimi dell’aperitivo, venne inventato al Bar Basso di Milano negli anni ’60 e da allora ha sempre avuto un grandissimo successo. Rispetto alla classica ricetta del Negroni fiorentino, viene sostituito il gin con una parte spumantizzata, rendendolo più leggero; scopriamo insieme come prepararlo!
    Ingredienti:
    • 3 cl di Prosecco Brut metodo classico
    • 3 cl di Campari o bitter
    • 3 cl di Vermouth rosso
    • una fetta d’arancia
    • ghiaccio q.b.
    Procedimento:
    • procurarsi dosatore da barman ed un tumbler basso ben raffreddato;
    • riempire il bicchiere di ghiaccio fino all’orlo;
    • versare nel bicchiere la dose di Campari (o bitter);
    • aggiungere il Vermouth rosso;
    • completare il composto con il Prosecco;
    • mescolare delicatamente e guarnire con una fetta d’arancia.

    Questo era solo un piccolo assaggio! Il Prosecco si sposa benissimo con tantissime ricette di questo tipo: grazie alla sua freschezza, leggerezza ed alle sue numerose varianti, dalla più dolce alla più secca, le ricette di cocktail a base di Prosecco sono infinite e tutte buonissime .. non c’è che l’imbarazzo della scelta.
    E tu quale preferisci? Sei pronto a provarle? Non ti resta che recuperare gli ingredienti necessari e goderti un cocktail perfetto con il tuo Prosecco preferito! Prosit!
    etichetta prosecco doc
  • 10 curiosità sul Prosecco

    10 curiosità sul Prosecco: non tutti sanno che …

    Sei un esperto ed un estimatore di Prosecco e sei sicuro di conoscere tutto ciò che lo riguarda? Metti alla prova le tue conoscenze con questo elenco di curiosità e fatti bizzarri e scopri quanto conosci del Prosecco! Se sei un amante di questo meravigliosa eccellenza italiana, non potrai che divertirti!

    Ecco le 10 curiosità sul Prosecco che forse non conoscevi:

    1° – Il bicchiere per il Prosecco

    Non tutti sanno che … il bicchiere perfetto per degustare il prosecco è il celebre bicchiere detto “a tulipano, che ricorda molto la forma del fiore dal quale prende il nome. La forma dell’apertura è studiata per dirigere il liquido direttamente verso la punta della lingua dove si trovano le papille gustative, mentre la “pancia” più ampia permette la concentrazione dei profumi ed una corretta ossigenazione. L’ideale è riempire il bicchiere fino al punto in cui raggiunge il diametro massimo, in maniera da non creare troppa schiuma ed apprezzarne meglio bollicine ed aromi.

    2° – Il nome Prosecco

    Non tutti sanno che … il nome Prosecco deriva da un comune del Friuli Venezia Giulia in provincia di Trieste. Le sue origini per come lo conosciamo oggi risalgono al ‘500: in particolare venne definito “castellum nobile vino Pucinum” il castello del comune di Prosecco e “Pucinum” (trad. Puccino), il vino di uve di Glera che, come risulta da alcune fonti scritte dell’epoca, era già gradito al tempo dei Romani.

    3° – Export da record per il Prosecco

    Non tutti sanno che … il Prosecco DOC/DOCG si conferma il re indiscusso delle vendite all’estero! Secondo le stime del Wine Monitor di Nomisma infatti, l’Italia nel 2022 ha registrato un incredibile traguardo, non solo confermando il successo degli anni precedenti, ma esportando addirittura una quantità di Prosecco pari al 12% in più rispetto al 2021. La cifra record di export di vino Prosecco ha raggiunto gli oltre 8 miliardi di euro!

    bicchieri tulipano procecco

    4° – La temperatura perfetta per il Prosecco

    Non tutti sanno che … il Prosecco non va servito ghiacciato! Molti credo infatti che conservarlo nel frigorifero o nel freezer prima di consumarlo sia la modalità corretta. Se invece vogliamo preservare al meglio le caratteristiche olfattive e gustative, la temperatura migliore per degustare al meglio il Prosecco è tra i 6 e gli 8 gradi centigradi.

    5° – Le cinque varianti del Prosecco

    Non tutti sanno che … esistono cinque differenti varianti fondamentali di Prosecco e che dipendono dal grado di zucchero presente nel vino. Le cinque tipologie, dalla più secca a quella più dolce sono: Extra Brut, Brut, Dry, Extra Dry e Demi-Sec. Il quantitativo di zucchero è fondamentale per capire come abbinare al meglio il Prosecco, ogni variante infatti, si sposa meglio con tipologia di piatti allineati al proprio grado di dolcezza/secchezza.

     6° – Vino e Vitigno

    Non tutti sanno che … il Prosecco non è il nome del vitigno. Il vino Prosecco infatti, si ottiene con l’uva dell’antico vitigno Glera e può essere composto da altri vitigni a bacca bianca per un massimo del 15% dell’intero prodotto (come Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Pepera, Glera Lunga, Chardonnay, Pinot grigio o bianco). Fino a pochi anni fa vino e vitigno erano conosciuti entrambi col nome di Prosecco, mentre dal 2009 il vitigno è stato definito Glera, già suo sinonimo, per differenziarlo dal suo prodotto, il vino Prosecco.

    vitigno glera prosecco

    7 ° – Gli aromi del Prosecco

    Non tutti sanno che … il bouquet aromatico fruttato del Prosecco, non è l’unico aroma che possiede. Il Prosecco infatti è caratterizzato da note di mela verde, ma anche floreali, di frutta e spezie, tutti aromi che rispecchiano le caratteristiche del vitigno Glera, dal quale il Prosecco viene prodotto. A seconda che le uve siano state raccolte in territori collinari o pianeggianti, oltre ad altre caratteristiche, si possono affiancare quasi una dozzina di altre note aromatiche. Di seguito l’elenco degli aromi più caratteristici del Prosecco, oltre quelli già citati: limone, cedro, mela, pera, banana, tiglio, acacia, camomilla, spezie mediterranee, biscotto, rosa, crosta di pane.

    8° – Non solo spumante

    Non tutti sanno che … il Prosecco non esiste solo come vino spumantizzato, ma ne esistono tre tipologie a seconda dei diversi processi di produzione: il Prosecco tranquillo o fermo, che non presenta nessun tipo di perlage, si abbina perfettamente con formaggi freschi e piatti a base di carne bianca o pesce, il più noto Prosecco Spumante, ideale per accompagnare i piatti di pesce o frutti di mare ed il Prosecco frizzante con meno bollicine rispetto alle versione spumantizzata, perfetto per aperitivi, molluschi, crostacei o piatti di pesce in generale.

    9° – Il Prosecco Millesimato

    Non tutti sanno che … il termine “millesimato” deriva dal francese millesimé, che significa “annata” e si utilizza per indicare uno spumante prodotto almeno per l’85% con uve di una sola annata, quindi raccolte durante un’unica vendemmia. Il Prosecco Millesimato è il vino delle feste e delle grandi occasioni, perfetto per accompagnare ogni tipo di pesce, ma anche antipasti o aperitivi salati.

    10° – Prosecco DOC e DOCG

    Non tutti sanno che … con Prosecco si intende il vino a base Glera, ma solo quello prodotto all’interno di uno specifico territorio, al di fuori di esso non si potrà più chiamare Prosecco, ma prenderà il nome di vino Glera. La zona di produzione del Prosecco comprende il Friuli Venezia Giulia e una gran parte del Veneto, nello specifico le province di Gorizia, Udine, Trieste, Belluno, Pordenone, Venezia, Vicenza, Treviso e Padova. Il Prosecco prodotto in questa zona prende la denominazione di Prosecco DOC, mentre l’area DOCG comprende Asolo ed i quindici comuni dell’Alta Marca Trevigiana compresa tra Conegliano e Valdobbiadene.

    Ora che abbiamo scoperto tutte queste curiosità, non resta che degustare un buon Prosecco, il vino italiano più venduto e famoso al mondo, capace di rendere perfetta qualunque occasione col suo aroma floreale, leggero e profumato.

    Alla salute!

    Box Prosecco doc brut + Prosecco doc extra dry

  • Che cos’è il vino ancestrale?

    Il metodo ancestrale

    Il vino ancestrale è un vino che rifermenta in bottiglia con i suoi lieviti e i suoi zuccheri senza l’eliminazione dei sedimenti. E l’antica lavorazione con la quale si produceva lo spumante, tornata in uso per rifermentare i vini in bottiglia in modo naturale e come alternativa alla produzione in autoclave o alle classica rifermentazione in bottiglia col dégorgement”. Il metodo ancestrale, noto anche come metodo pétillant-naturel o metodo gaillacois, ha origini antiche ed è stato utilizzato per produrre vini effervescenti fin dall’antichità. Questo metodo si differenzia dal metodo tradizionale di produzione dello spumante, conosciuto come metodo champenoise o metodo classico, perché non prevede una fase di dégorgement per rimuovere i depositi di lievito dalla bottiglia.

    La fermentazione del vino ancestrale avviene in modo spontaneo, grazie ai lieviti presenti naturalmente nell’uva. Dopo la fermentazione primaria, il vino viene imbottigliato ancora prima che tutto lo zucchero si sia trasformato in alcol. In questo modo, la fermentazione continua all’interno della bottiglia, creando le bollicine e conferendo al vino una leggera effervescenza. Durante questo processo di rifermentazione in bottiglia, i lieviti consumano gli zuccheri residui presenti nel vino e producono anidride carbonica, che rimane intrappolata nella bottiglia. Questo crea un’effervescenza naturale e delicata nel vino, senza l’aggiunta di zuccheri o lieviti esterni.

    Il vino ancestrale si distingue per la sua freschezza e vivacità, con un carattere frizzante che può variare da leggero a intenso. Poiché non viene effettuato il dégorgement, il vino presenta una piccola quantità di sedimento nella bottiglia. Questo conferisce al vino una maggiore complessità e profondità di gusto.

    Molti produttori artigianali stanno riscoprendo il metodo ancestrale e lo stanno utilizzando per produrre vini unici e pieni di carattere. Questa antica tecnica offre una prospettiva interessante sulla produzione del vino, mettendo in risalto la semplicità e la purezza dell’uva e dei suoi lieviti naturali.

    vino ancestrale

    Se siete appassionati di vini effervescenti e desiderate provare qualcosa di diverso dalle classiche bollicine, il vino ancestrale potrebbe essere la scelta perfetta. Con la sua fermentazione naturale in bottiglia e l’assenza di trattamenti chimici, questo vino offre un’esperienza unica e autentica.

    Da provare con piatti leggeri o come aperitivo, il vino ancestrale è una vera espressione del territorio da cui proviene. La sua lavorazione artigianale permette di apprezzarne le sfumature e i sapori genuini, senza mascherature o aggiunte artificiali.

    Il metodo ancestrale utilizzato per produrre il “vino col fondo” rappresenta una riscoperta delle antiche tradizioni vinicole e offre un’alternativa interessante alla produzione convenzionale dello spumante. Con la sua fermentazione naturale in bottiglia e l’assenza di dégorgement, questo vino si distingue per la sua freschezza e vivacità, offrendo un’esperienza unica. Non esitate a provare il vino ancestrale e a lasciarvi sorprendere dalle sue bollicine naturali e dal suo carattere frizzante.

    Perchè si chiama “vino col fondo”

    I vini ancestrali sono anche chiamati vini col fondo o sur lies (sui livieti) per la presenza dei sedimenti naturali (soprattutto lieviti) presenti nella bottiglia e volutamente non eliminati. A differenza dei vini classici, i vini ancestrali presentano un aspetto naturalmente più torbido, una maggiore complessità organolettica con un sentore di pane dato dalla presenza dei lieviti, un perlage meno marcato e generalmente dei livelli più alti di acidità e sapidità.
    Ma perché si chiamano vini col fondo? Questo termine deriva proprio dal fatto che, nel processo produttivo, i lieviti restano nella bottiglia e si depositano. Questo deposito, chiamato anche “fondo”, è costituito da cellule di lievito e da altri residui che si formano durante la fermentazione naturale del vino.

    La presenza del fondo conferisce al vino ancestrale delle caratteristiche particolari. Innanzitutto, il colore del vino può risultare più intenso e opaco rispetto ai vini tradizionali. Ciò è dovuto alla presenza dei sedimenti che possono dare al vino una tonalità giallastra o ambrata. Inoltre, i sedimenti apportano una maggiore complessità organolettica al vino. I lieviti rilasciano sostanze durante il processo di maturazione che influenzano l’aroma e il sapore del vino. Spesso si percepisce un sentore di pane o crosta di pane tostato, molto apprezzato dagli amanti del vino ancestrale.

    Un altro aspetto interessante dei vini col fondo è il perlage, ovvero la presenza di bollicine. A differenza dei vini frizzanti o spumanti, i vini ancestrali hanno un perlage meno evidente e più delicato e questo conferisce al vino una sensazione di freschezza e leggerezza. Infine, i vini col fondo sono spesso caratterizzati da livelli più alti di acidità e sapidità. Queste caratteristiche rendono il vino più fresco e vivace, ma possono richiedere un po’ di tempo per abituarsi al loro gusto particolare.

    vino metodo ancestrale

    Come si accompagna un vino ancestrale

    La particolarità di questo vino risiede nel fatto che il processo di fermentazione avviene grazie ai lieviti indigeni presenti sulla buccia dell’uva. Questo conferisce al prodotto finale un sapore unico e caratteristico, che richiama le radici della tradizione vinicola.

    Per apprezzare appieno le sfumature gustative del vino ancestrale, è importante servirlo alla temperatura corretta, tra i 6°C e gli 8°C. In questo modo si potranno percepire tutte le sfumature aromatiche e gustative che caratterizzano questa tipologia di vino. Un’altra accortezza da tenere in considerazione è quella di stappare la bottiglia con delicatezza. I lieviti ancora presenti nel vino espanderanno l’aroma contribuendo a donargli quel gusto antico e ricercato che lo contraddistingue.

    Per quanto riguarda gli abbinamenti gastronomici, il vino ancestrale si sposa alla perfezione con gli antipasti a base di formaggi e salumi. La sua freschezza e la sua complessità si integrano perfettamente con i sapori intensi e aromatici di questi piatti. Inoltre, questo tipo di vino si presta bene ad essere accompagnato anche con primi delicati, come ad esempio risotti o pasta leggera. La sua struttura e la sua acidità equilibrata si armonizzano magnificamente con queste preparazioni, creando un connubio di sapori davvero unico.

    Infine, non possiamo dimenticare i dessert. Il vino ancestrale può essere abbinato a dolci non troppo dolci, come ad esempio una crostata di frutta fresca o una mousse al limone. La sua leggera effervescenza e il suo gusto fruttato si sposano bene con i sapori freschi.

    Ricetta del Risotto al Vino Antico

    La ricetta del risotto al vino Antico è semplice ma richiede attenzione e pazienza. Per preparare questo piatto delizioso, avrete bisogno di pochi ingredienti: riso Arborio, cipolla, burro, formaggio grana padano grattugiato, brodo vegetale e naturalmente un buon vino ancestrale.

    risotto al vino antico

    Iniziate facendo soffriggere la cipolla tritata finemente in una pentola con un po’ di burro fuso. Aggiungete quindi il riso Arborio e fatelo tostare leggermente per qualche minuto, mescolando continuamente. A questo punto, versate gradualmente il vino ancestrale nella pentola, continuando a mescolare fino a quando non viene completamente assorbito dal riso.

    Una volta che il vino è stato assorbito, iniziate ad aggiungere gradualmente il brodo vegetale caldo al riso, un mestolo alla volta. Continuate a mescolare e aggiungere il brodo fino a quando il riso non è completamente cotto e ha raggiunto una consistenza cremosa.

    Infine, spegnete il fuoco e aggiungete il formaggio grana padano grattugiato al risotto. Mescolate bene per amalgamare tutti gli ingredienti e servite il vostro Risotto al Vino Antico, ben caldo.

    E’ una prelibatezza che combina la delicatezza del vino frizzante con la cremosità del risotto, è perfetto per una cena elegante o per un’occasione speciale. La sua preparazione richiede un po’ di tempo e impegno, ma il risultato sarà sicuramente apprezzato dai vostri commensali.

    Conclusioni

    Il vino ancestrale rappresenta una vera e propria scoperta per gli amanti del buon bere. Grazie al suo processo di fermentazione naturale e all’utilizzo dei lieviti indigeni regala un’esperienza sensoriale unica ed emozionante. Non resta che degustarlo nella giusta temperatura, in abbinamento ai cibi più adattie lasciarsi conquistare da questo vino che racconta la storia e la tradizione vinicola.

    anjelin vino col fondo etichetta

  • Lumache alla bourguignonne

    Lumache alla bourguignonne

    Le lumache alla bourguignonne sono uno dei più classici piatti della raffinata cucina francese. Gli amanti delle lumache andranno letteralmente pazzi per questa pietanza che, non del tutto leggera, presenta i molluschi cucinati in una crema buonissima al burro. Anche se il procedimento per realizzare la ricetta è un po’ lungo, il risultato è davvero ottimo e vi permetterà di fare una splendida figura davanti ai vostri ospiti!

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